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domenica 1 marzo 2015

TRUCCHI & CONSIGLI PRATICI SU COSA E COME STAMPARE IN 3D

SCEGLIERE UN FILAMENTO SECONDO 3D PRINTERCAD

Diversi sono i tipi di plastica compatibili con le stampanti MPD.
Ognuno ha pro e contro; 3d printercad consiglia di utilizzare per la stampa solamente PLA perché meno tossico e più ecologico.
Come possiamo immaginare non tutti i materiali sono compatibili con tutte le stampanti.
La temperatura per l’estrusione può variare da 160°C a 305°C , secondo il materiale che potrebbe mettere a dura prova la resistenza della stampante.
Per esempio a 300°C una stampante pensata per PLA/ABS può smettere di funzionare completamente.
I materiali più comuni per questo tipo di stampa sono:
ABS (acrilonitrile butadiene stirene)
Fa parte dei materiali più economici, solitamente estruso a 215-250°C, meglio su di un piatto riscaldato per evitare deformazioni.
Crea fumi leggeri, tollerabili, anche se sempre pericolosi per alcuni soggetti a rischio.
L’ABS può essere molto versatile: può essere levigato e mescolato con l’acetone si ottiene una finitura simile al vetro.

PLA (acido polilattico)
Plastica biodegradabile, ricavata dal mais o dalle patate.
Viene estruso a 160-220°C; senza utilizzo di un piatto riscaldato, si può però deformare durante il raffreddamento.
L’odore che emana è dolce ed è però più rigido rispetto all’ABS.
Esiste un PLA flessibile, più difficile da usare, che produce oggetti viscosi.
PVA (alcool polivinilico)
Plastica speciale che viene usata su stampanti a più estrusori per stampare supporti.
Estruso a 190°C, idrosolubile, può stampare in stampe 3d complesse, supporti con molte sporgenze.
Assorbe molta acqua e questo causa problemi in ambianti con alto tasso di umidità.
3D PRINTERCAD ricorda che le stampanti MPD possono anche essere adattate ad altri materiali grazie ad un ulteriore estrusore in grado di gestire materiali come: cioccolato, glassa e varie argille.
(Make: stampa 3d)

STAMPANTI 3D

Attualmente 3d Printercad consiglia una serie di stampanti 3d suddivise per qualità di resa.
Quanto segue offre un’indicazione riguardo l’effettiva resa tecnica di ogni stampante, testata per noi da tecnici professionisti e qualificati.

-Hfinia H-Series (testata per noi da Keith Ozar ed Eric Weinhoffer)
E’ una versione della stampante 3D UP.
Dotata di un unico estrusore, si collega via USB a Mac o Windows ed è priva di controlli.
Per i principianti rappresenta un’ottima scelta, perché molto semplice da utilizzare e occupa solamente 25x25x35 con 5kg di peso.
Viene consegnata già assemblata e ci vogliono solo pochi minuti per configurarla e una volta ultimato il progetto è pronto per essere stampato.
La sua qualità di stampa è abbastanza buona e ha uno scarto solo del 1%; si stampa tramite USB collegato al computer, ma è possibile scollegarlo una volta iniziata la stampa.
Quando inizia a stampare è piuttosto rumorosa.

-Bukobot 8 versione Vanilla (testata da Matt Griffin e John Abella)
Possiede un solo estrusore, la configurazione, grazie alla precisione delle informazioni fornite, ha richiesto solamente 30 minuti.
Il vantaggio riguarda i dischi per tendere i cavi stampati che facilitano l’esecuzione di piccole regolazioni.
Ci sono stati nel test problemi di aderenza sia con ABS che con PLA, così è stato necessario ricoprire la piattaforma con un nastro per mascheratura blu.
In questo modo sono state ottenute ottime stampe in PLA e i risultati sono stati migliori della media, è facile dire quindi che se questa stampante viene regolata correttamente da un tecnico professionista, si rivela altamente competitiva con un buon rapporto qualità-prezzo.
-Cube (testata da Jhon Abella e Matt Griffin)
La prima cosa che si nota è il design che va di pari passo con la documentazione che ha il vanto di essere tra le più approfondite.
Offre inoltre la possibilità di stampare via wifi o USB e un elemento innovativo che è la “colla magica”: che aiuta la stampante ad aderire alla superficie di costruzione.
Con tale sistema quando si lava con acqua questa misteriosa sostanza, le stampe si staccano dalla piattaforma riscaldata e rimovibile.
Inizialmente appariva come una stampante apparentemente lenta, poiché per impostazioni già predefinite attiva raft e supporta le strutture entrambe cose che richiedono tempo ma vanno a incidere in positivo sulla qualità di stampa soprattutto nei casi più complicati.
Le opzioni posso essere disattivate, ma in questo modo si rischia di perdere la qualità di stampa.
La stampante Cube utilizza soltanto cartucce di filamento prodotte da 3D systems; dato che mezzo kg di ABS costa 50$, risultando più costose di altri prodotti.
-Felix (testata per noi da Eric Chu e Brian Melani)
Si basa su componenti elettronici RAMPS 1.4, possiede un telaio rigido fatto di estrusione di alluminio ed ha un ampio volume di costruzione.
Per la costruzione i professionisti di 3D Printercad hanno impiegato dalle 5-10 ore.
La Felix è inoltre accompagnata da utili profili per lo slicing.
Per quanto riguarda il livellamento del piatto e l’impostazione dell’altezza Z è stato abbastanza complicato, perché per livellare il piatto di alluminio si deve utilizzare una chiave che va ad allentare un dado sotto ciascuna delle tre viti di livellamento.
Invece le cinghie X e Y sono facilissime da tendere, basta girare una vite su ciascun asse.
L’estrusore usa un meccanismo di pensionamento a molla che preme un cuscinetto a sfera contro il filamento e l’ingranaggio dell’estrusore.
La Felix risulta abbastanza veloce, la qualità di stampa è ottima.
E’ una macchina pensata per la stampa in PLA; per questo motivo, nonostante il piatto riscaldato, il suo design aperto non permette di scaldarsi abbastanza per stampare in ABS.
Il piatto di alluminio deve essere livellato ogni due stampe circa e può essere deformato,
La migliore caratteristica che vanta la Felix è il fatto di essere silenziosa.
-Maker Gear M2 (testata da Paul Leonard)
Il telaio è in acciaio inossidabile, gli altri elementi in alluminio anodizzato e acciaio inox.
Il volume di stampa è di 20x25x20 cm, il resto è costituito da elementi di alta qualità e il suo movimento è fluido.
L’estrusore viene fornito con il suo hot-end. La piattaforma riscaldata è comosta da uno strato di sughero, un elemento riscaldante in poliammide e alluminio inciso a laser e coperto da una lastra di vetro borosilicato.
La scheda RAMBo di Ultimachine controlla la stampante e può essere aggiornata senza dover aggiornare i componenti elettronici.
Il kit fornito è molto ben organizzato, la configurazione è semplice e 3D Printercad consiglia di posizionarla su di un tavolo robusto a causa del suo peso ingente.
La M2 include: scheda SD, scheda caricata e un rocchetto da 1kg di PLA.
3D Printercad consiglia di visitare il gruppo di Google di MakerGear per scoprire tutte le impostazioni.
Caratteristica fondamentale è che la macchina si adatta ai miglioramenti della tecnologia dell’estrusore, quindi può essere continuamente aggiornata.

-Printrbot Jr. (v1) ( testata per noi da Lyra Levin, Cliff L. Biffle, Emmanuel Mota e Blake Maloof)
La stampante Jr è una di quelle più piccole e meno costose, le sue dimensioni sono appena 10x10x10 cm.
L’unità viene fornita con un alimentatore PC ATX standard, per alimentarla esiste una batteria ricaricabile a polimeri di litio, la quale offre la possibilità di stampare facilmente ovunque.
Tuttavia Drumm si è trovata costretta a rinunciare a qualche dettaglio come ad esempio la piattaforma riscaldata e un ventilatore, quindi Jr. si trova costretta a stampare solo in PLA.
La stampa non è risultata essere tra le migliori, ma dopo aver livellato bene la piattaforma ha dato miglioramenti.
Durante la stampa ha estruso più plastica del necessario, i risultati sono stati grossolani e stampando gli ingranaggi a forma di nautilus dopo l’assemblaggio, hanno dimostrato che la Jr. è in grado di stampare pareti sottili e stabili.

-Replicator 2 ( testata da Emmanuel Mota ed Eric Weinhoffer)
E’ una macchina veloce e silenziosa, ha un’altezza davvero minima e uno strato pari a 100 micron.
Possiede un nuovo telaio in acciaio, cuscinetti lineari in bronzo lubrificati, un volume più ampio del 37% ed è pensata per il PLA. Un design all’avaguardia con un telaio nera in acciaio verniciato a polvere, il pannello LCD con tastiera si trova nell’angolo anteriore destro e permette di controllarla facilmente.
Inoltre è presente la funzionalità Cold Pause: in grado di sospendere la stampa, raffreddare l’estrusore e riprendere la stampa interrotta. Tra le possibilità si può anche scegliere il colore del LED.
Il tempo di riscaldamento per l’avvio della stampa è inferiore a quello dei modelli ABS precedenti di MakerBot. Livellare il piatto è semplice, grazie al sistema di livellamento a tre punti, facendo girare due viti.
Gli aggiornamenti della macchina riguardano sempre anche il software.
Inoltre la configurazione iniziale dall’apertura alla stampa è stata facile, di circa 15 minuti, compreso il collegamento dell’estrusore e il caricamento del filamento.
-Solidoodle 2 (testata da Ethan Hartman ed Eric Chu)
Rappresenta l’azienda fondata da Sam Cervantes, ex alunno della MakerBot.
Il prezzo di questa stampante 3d è basso, il telaio è essenziale, le aste fissate con morsetti, non è bella come i prodotti Apple, ma ciò non influisce sulla sua funzionalità!
Non manca delle attrezzature essenziali: stampante assemblata, cavo USB, manuale, foglio di Kapton di ricambio per la superficie di costruzione e un rocchetto di filamento ABS da 1,75 mm, la Solidoodle 2 accetta anche il PLA, ma 3D Printercad consiglia di utilizzare l’ABS.
Inoltre non è possibile caricare o cambiare il filamento senza rimuovere la carcassa di metallo.
La stampa non è malvagia, il problema forse è sopraggiunto dalla temperatura troppo alta (non dovrebbe superare i 190°) , infatti abbassando la temperatura si notano subito miglioramenti.
Si è rivelata veloce ed affidabile, la piastra di costruzione era già ben livellata e regolandone la temperatura manualmente, la stampa è buona.
Consigliamo di visitare i siti Web associati alla stampante come: http://solidoodletips.wordpress.com
-Type A Series (testata per noi da Eric Weinhoffer e Keith Ozar)
E’ una delle stampanti 3D più grandi che abbiamo mai testato.
Talmente ampia che durante il test è stato possibile stampare un cappello di dimensioni reali e addirittura è possibile stampare vari oggetti anche un intero gruppo assemblato contemporaneamente.
La Series 1 è un prodotto open hardware, cioè significa che è possibile scaricare i file necessari per costruirla in completa autonomia e come la si vuole.
La piattaforma di costruzione è in acrilico tagliato al laser e fissato sul piano Z con un bullone e una molla su ogni angolo. Per rimuoverla basta tirarla verso di voi e sollevarla.
Cambiare il filamento è molto facile: si tira indietro la leva e lo si estrae.
Un grosso vantaggio è la potente velocità, stampa benissimo a uno spessore i 0,1 mm .
Ha eseguito bene tutte le prove di stampa, non essendo però capace di gestire un arco estremamente piccolo.
L’aspetto più negativo è il fatto di essere rumorosa durante la stampa.

-Ultimaker (testata da Jhon Abella, Eric Chu e Matt Griffin)
Fondata nei Paesi Bassi, l’unica stampante dotata di un bowden, dove il meccanismo di azionamento del filamento è fisicamente separato dall’ugello di estrusione.
Di conseguenza nessuno dei motori si aggiunge al peso della testina.
Testina più piccola e motori stazionari producono un sistema gantry leggero, fenomenale per stampe rapide.
L’unità includeva anche l’UltiController, un addon che permette di regolare al volo la velocità di stampa e la temperatura, stampare da scheda SD, controllare ogni parte ed eseguire altre operazioni senza pc.
Ultimaker può stampare sia in ABS che in PLA, preferibile utilizzare PLA poiché non è dotata di una piattaforma riscaldata.
E’ facile da aggiornare mano a mano che i nuovi pezzi diventano disponibili ed è infatti un kit ideale per chi la vuole personalizzare.
La configurazione è stata abbastanza semplice e il livellamento meno complicato di altre macchine, le cinghie degli assi X eY si tendono con un cacciavite esagonale e restano calibrate, non esiste però un sistema semplice per regolare la finecorsa dell’asse Z.
Stampa con una qualità eccellente ed è estremamente precisa. Le uniche imperfezioni sono state dovute alla ritrazione, disattivata per impostazione predefinita.

(Make: stampa 3d)

COME SCEGLIERE UN SOFTWARE DI MODELLAZIONE 3D/CAD SECONDO 3D PRINTERCAD
La scelta più importante è quella che riguarda i programmi di modellazione 3D.
Possiamo raggruppare i quattro tipi principali:
-Modellazione Solida
-Modellazione Scultorea
-Modellazione Parametrica
-Modellazione Poligonale
Questi tipi di modellazione aiutano a rendere una qualsiasi idea, reale.
Un tipo però può rivelarsi più utile per la modellazione di parti meccaniche e un altro per scolpire una figura.
Per costruire forme 3D complesse, si fa riferimento a programmi che usano metodi di geometria solida costruttiva.
Alcuni programmi gratuiti che utilizzano questo sistema sono: SketchUp, Autodesk 123D e Tinkercad.
Come funzionano questi programmi?
Nei programmi di modellazione solida si parte da forme “primitive”, come cubi, cilindri e piramidi questi vengono manipolati, spesso attraverso operazioni boleane, andando a creare forme più complesse.
I principali vantaggi dei programmi di modellazione solida sono tre:
- Il processo di modellazione solida è solitamente intuitivo
-L’interfaccia permette di inserire le distanze precise tra gli oggetti
-Il software permette di gestire automaticamente i problemi di integrità, nonostante le tante operazioni che servono per creare una forma complessa
Per quanto riguarda i programmi di modellazione scultorea possiamo citare: ZBrush, Sculptris (gratuito) e Mudbox che forniscono un’interfaccia molto più libera, ideale per scolpire superfici organiche.
I programmi di modellazione parametrica come OpenSCAD sono abbastanza particolari, invece di modellare col mouse, si servono di programmi semplici che descrivono come combinare le varie forme.
Questo tipo di programmi sono ideali per creare ingranaggi e altri oggetti meccanici.
Strumenti come Grasshopper per Rhino sono utili per generare forme stratte modificando oggetti o dati attraverso formule matematiche, vengono usate per creare forme organiche complesse come il braccialetto “Convolution” di Nervous System, in acciaio inox che riproduce le forze di rete cellulare.
I programmi invece di modellazione poligonale, rappresentano gli oggetti usando le mesh ( triangoli disposti in una maglia che vanno a definire il modello).
Perché l’oggetto venga realizzato nel modo corretto dobbiamo assicurarci che le mesh rimangano chiuse e senza buchi, che potrebbero provocare gravi errori anche in una eventuale stampa 3D.
Tuttavia esistono programmi come CAM che rilevano automaticamente questi errori e in alcuni casi tentano di ripararli.
Man mano che prendete confidenza con la stampa 3D, potete pensare di acquistare un programma di analisi e riparazione STL commerciale come ad esempio Netfabb Studio.
Va benissimo anche la Suite Basic per risolvere rapidamente i problemi più comuni.


(Make: stampa 3d)

PLASTICHE PER LA STAMPA 3D

Attualmente sul mercato è presente un vasto assortimento di materiali per la stampa 3D, oltre ai classici ABS e PLA.
3D Printercad fa una panoramica riguardo i materiali utilizzati.

ACIDO POLILATTICO (PLA)
Disponibile in vari colori, opaco o traslucido, molto ricercato perché di origine vegetale ed è biodegradabile.
Tutte le varietà del PLA aderiscono bene al Kapton o al vetro riscaldato a 60°, che produce una superficie liscia sull’oggetto stampato.
-Caratteristiche tecniche:
temp ugello: 185-235°C
temp piatto: ambiente fino a 60°
superficie di stampa: nastro per mascheratura blu, vetro riscaldato, nastro di Kapton e vinile di taglio
Le principali proprietà sono reologiche, meccaniche e di biodegradabilità.
Reologiche: elasticità del fuso inferiore a quella delle olefine.
Meccaniche: variano da quelle di un polimero amorfo a quelle di un polimero semicristallino; proprietà intermedie a quelle del PET e del polistirene. La temperatura di transizione vetrosa è maggiore della temperatura ambiente; si ottengono materiali trasparenti.
Biodegradabilità: così come prodotto non risulta biodegradabile; lo diventa in seguito a idrolisi a temperatura maggiore di 60 °C e umidità maggiore del 20%

ACIDO POLILATTICO (PLA MORBIDO/FLESSIBILE)
Risulta gommoso e flessibile quando lo si stampa, disponibile in colori limitati.
Per ottenere migliori risultati conviene stamparlo a una temperatura inferiore a quella del PLA normale.
temp ugello: 210-240°C
temp piatto: ambiente
superficie di stampa: nastro per mascheratura blu, vetro riscaldato

LAYWOO-D3
La più grande particolarità di questo filamento è di avere l’aspetto e l’odore del legno (costituito dal 40% legno riciclato e polimero composito) ne esistono di vari colori.
Ha temperature più basse appare più chiaro, a temperature maggiori appare come legno più scuro.
Può però lasciare fili durante movimenti di estrusione della testina di stampa.
temp ugello: 175-250°C
temp piatto: ambiente
superficie di stampa: nastro per mascheratura blu
Caratteristiche di LAYWOO-D3 filamento:
40% recycled wood; 40% di legno riciclato;
No warping; Nessuna deformazione;
Smells like wood; Puzza come il legno;
Flexible; Flessibile;
No heated bed necessary, sticks well to print bed; No lettino riscaldato necessario, attacca bene a letto la stampa;
Varying brightness of printed material by varying extruder termperature (recommended between 185°C and 230°C). Variando luminosità del materiale stampato variando estrusore termperature (consigliata tra 185 ° C e 230 ° C).

LAYBRICK
Nella fase di stampa risulta ruvido come la pietra arenaria. Può essere fragilee ad una temperatura di 165-190° la finitura è liscia, a temperatura di 210-230° ruvida.
temp ugello: 165-230°C
temp piatto: ambiente
superficie di stampa: nastro per mascheratura blu
Specifiche tecniche:
near zero warp vicino allo zero ordito
ideal for jumbo-printers ideale per i jumbo-stampanti
the objects are ink-able, grind-able gli oggetti sono di inchiostro in grado, grind-able
no heated bed needed nessuna lettino riscaldato necessaria
contains natural mineralic fillers (super-fine milled chalk) and contiene riempitivi mineralogiche naturali (super-multa lavorato gesso) e
harmless co-polyesters innocui co-poliesteri
print temp: 165°C to 190°C to get smooth, higher temperatures (210°C) will print rougher surfaces, fan requires to be on. Temp. di stampa: 165 ° C a 190 ° C per ottenere liscia, alte temperature (210 ° C) verranno stampati superfici più ruvide, ventilatore richiede di essere in.
3.0 mm/ 1.75 mm available 3,0 millimetri / 1,75 millimetri disponibili

ACRILONITRILE BUTADIENE STIRENE (ABS)
Si tratta della plastica dei mattoncini della lego, ne esistono di moltissimi colori.
Per aderire bene richiede un piatto riscaldato.
temp ugello: 215-250°C
temp piatto: 90-115°C
superficie di stampa: nastro di Kapton
E’ un materiale infiammabile che nella combustione rilascia gas tossici.
Il costo è abbastanza basso per la presenza di stirolo e acrilonitrile, ambedue sostanze di poco pregio, ma aumenta a seconda della percentuale in gomma.
POLISTIRENE AD ALTO IMPATTO (HIPS)
Usato per stampare oggetti finali o supporti che si sciolgono con il limonene.
Molto più economico del PVA e la stampa è migliore; presentano ottime finiture che nascondono le righe di stampa.
temp ugello: 220-235°C
temp piatto: 115°C
superficie di stampa: nastro di Kapton
Rispetto al polistirene comune, il polistirene antiurto presenta le seguenti peculiarità, dovute alla presenza della gomma SBR:
maggiore tenacità, cioè maggiore allungamento a rottura (l'HIPS è in grado di subire una deformazione anche superiore al 40% prima di rompersi)
maggiore resilienza, cioè maggiore resistenza all'urto
lieve diminuzione della resistenza a trazione
lieve diminuzione della resistenza a flessione
leggera diminuzione del modulo di Young
leggera diminuzione della durezza
leggera diminuzione della resistenza all'invecchiamento (associata alla presenza di monomero residuo)
opacità.

NYLON
Viene tinto molto facilmente, ma più difficile da usare per le sue proprietà poiché si riduce, deforma e arriccia. Adatto ad oggetti robusti e a basso attrito, stampato a strati sottili è flessibile.
temp ugello: 235-260°C, saldatura migliore a 245°C
temp piatto: ambiente
superficie di stampa: fogli di nylon e garolite
Non viene attaccato dai solventi abitualmente utilizzati nei lavaggi a secco e nemmeno da alcoli, aldeidi, eteri; ha una ripresa all'umidità del 4%, la più alta fra le fibre sintetiche.
Non è tossico e non produce allergie: eventuali reazioni cutanee sono dovute esclusivamente a insufficiente lavaggio dopo le operazioni di filatura, tintura e tessitura.

POLITILENE TEREFTALATO (PET)
Filamento cristallino, incolore, robusto e resistente agli urti, stampando ad altezze dello strato superiore si ottiene una migliore chiarezza ottica.
temp ugello: 210-235°C
temp piatto: ambiente fino a -65°C
superficie di stampa: nastro per mascheratura blu, vetro, nastro di Kapton
Quali sono le caratteristiche del PET?
trasparenza e stabilità cromatica
Elevata resistenza agli urti e forza tensile
Buona resistenza chimica
Peso contenuto
Struttura flessibile
Riciclabile
Eccezionale stabilità dimensionale
Resistenza al calore e all'invecchiamento termico
Eccellenti proprietà antiusura
Il PET è composto dagli stessi tre elementi (carbonio, idrogeno e ossigeno) della carta e non contiene sostanza tossiche. Se bruciato produce anidride carbonica e acqua e non lascia residuo tossico.
POLICARBONATO (PC)
Sono necessari ugelli capaci di stampare ad alte temperature, come quello della Prusa.
Considerato ancora un filamento in fase sperimentale.
temp ugello: 280°-305°C
temp piatto: 85°C-95°C
superficie di stampa: nastro di Kapton
I policarbonati resistono agli acidi minerali, agli idrocarburi alifatici, alla benzina, ai grassi, agli oli, agli alcoli tranne l'alcol metilico e all'acqua sotto i 70 °C. Al di sopra di tale temperatura l'acqua attacca il polimero favorendo una graduale decomposizione chimica. La biodegradabilità è scarsa e richiede tempi lunghi.
A causa del rilascio dei una sostanza come il Bisfenol-A è considerato tossico e molte azienda lo hanno comprato per sostituirlo con altri materiali nuovi.
POLIETILENE AD ALTA DENSITA’ (HDPE)
Difficile da usare perché come il nylon si riduce, deforma, arriccia e si piega molto raramente.
temp ugello: 225-230°C
temp piatto: ambiente
superficie di stampa: fogli di polipropilene
Atossicità, resistenza chimica, basso assorbimento igroscopico, autolubrificazione, basso coefficiente di attrito, buona resistenza all'usura, largo intervallo di temperature di impiego, fanno di questo materiale un prodotto versatile idoneo per la realizzazione di pezzi destinati ad impieghi meccanici e per scorrimenti antiusura.
POLICAPROLATTONE (PCL)
Famoso come il filamento flessibile di MakerBot, è un polistirene biodegradabile con un punto di fusione molto basso equivalente a 58-60°C e si può scaldare in acqua calda e rimodellato.
temp ugello: 100°C
temp piatto: ambiente
superficie di stampa: acrilico
Essendo dotato di buone caratteristiche di biocompatibilità e di un'elevata stabilità termica, è molto utilizzato nel campo delle applicazioni biomedicali; ha inoltre una buona resistenza nei confronti del cloro, dell'olio, dell'acqua e dei solventi in genere.
Questo polimero è spesso usato come additivo per migliorare le caratteristiche di lavorazione e le proprietà di resine; può essere inoltre mescolato con l'amido per abbassarne il costo relativo ed aumentarne la biodegradabilità.
Materiale che non produce una risposta tossica.
ALCOOL POLIVINILICO (PVA)
Usato come materiale di supporto e si dissolve nell’acqua; è un materiale caro e lavorarci può essere difficile.
temp ugello: 180-200°C
temp piatto: 50°C
superficie di stampa: nastro per mascheratura blu
Aspetto: liquido viscoso
Colore: azzurro
Odore: alcolico
Punto di fusione: 90-100°C
Punto di infiammabilità: 79 °C
Punto di ebollizione: 228°C
Densità relativa: 1.19-1.31 g/cm
Solubilità: acqua e alcool
Tossicità: rilascia sostanze tossiche

COME TINGERE LE STAMPE 3D

Questa tecnologia ormai fa parte dell’ambito di studenti e appassionati di design grazie a servizi come Shapeways e Ponoko.
Gli oggetti stampati in Poliammide (materiale poroso che assorbe bene il colore) potete tingerli in perfetta autonomia anziché consultare aziende che offrono meno colori e in un lasso di tempo maggiore.
Se volete variare i colori rispetto al solito bianco, 3D Printercad consiglia il tutorial Wearable Planter, per tingere le stampe 3D in nylon con tintura per stoffe.
Le tinture sono della marca Rit, facili da trovare in negozio o della marca Jacquard, tinture acide, in questo caso bisogna controllare l’aceto per variare l’acidità della soluzione e riscaldarla continuamente.
Procedimento simile alla tintura per tessuti, consigliamo di leggere l’articolo di Rit suhttp://www.ritdye,com/dyeing-techniques/microwave.
Per effettuare una “tintura a nodi” bisogna tingere il filamento, consigliamo di leggere il tutorial di RichRap.

PASSAGGIO NUMERO 1 (Procurarsi i materiali)
Sono necessarie: stampe 3D in nylon, tintura per stoffe, ciotola per preparare la tintura, cucchiai per misurare, acqua bollente e un forno a microonde per riscaldare la soluzione.
Per decidere il colore delle stampe potrete consultare il catalogo di Rit (http://www.ritdye.com/colorit_color_formula_guide) o di altre marche di tinture.
Il nylon assorbendo molto velocemente la tintura, consigliamo di aggiungere meno acqua di quella prevista dalle guide.
Ricordiamo che la tintura per stoffe macchia scarpe e vestiti quindi è bene munirsi di grembiule e proteggersi eventualmente le mani con guanti, anche se comunque la Rit si lava facilmente.

PASSAGGIO NUMERO 2 (mettere a mollo gli oggetti)
Prima di iniziare la tintura, mettere a mollo le stampe per almeno 30 minuti; per una migliore resa consigliamo di lasciarle a mollo tutta la notte.
In questo modo la tintura colorerà l’oggetto in maniera uniforme, rimuovendo anche un’eventuale polvere che potrebbe influire sul colore finale, lasciando macchie bianche.

PASSAGGIO NUMERO 3 (aggiungete il colore)
Misurate la quantità necessaria di tintura e mettetela nell’acqua bollente, successivamente mescolate bene perché la polvere si dissolva.
Aggiungete le stampe e mescolate bene per assicurarvi che il colore sia uniforme.
Più a lungo verranno lasciate le stampe nella soluzione e più il colore sarà saturo.
Se il tempo in cui lasciate le stampe nella soluzione è lungo, assicuratevi che l’acqua raggiunga temperature da ebollizione, poiché alcune tinture come il rosa e il blu richiedono temperature più alte e più tempo per raggiungere il colore desiderato.

PASSAGGIO NUMERO 4 (sciacquare)
Passaggio molto importante che può essere eseguito sia con acqua fredda che con acqua bollente, con lo scopo di rimuovere la tintura in eccesso, che in caso di gioielli potrebbe addirittura macchiare la pelle di chi lo indossa.

PASSAGGIO NUMERO 5 (asciugare)
Per asciugarle poggiate le stampe su un foglio di carta e aspettate qualche minuto.
Potete inoltre rivestire le vostre stampe con una vernice polimerica o con tintura acrilica trasparente, per proteggerle dallo sporco, soprattutto nel caso si trattasse di nylon (materiale poroso che assorbe in fretta tutte le particelle).

PASSAGGIO NUMERO 6 (mettere in mostra il risultato)
Dopo tutto il lavoro mostrate il risultato ottenuto con la stampa 3D!
In origine era stato pubblicato questo tutorial sul blog di Wearable Planter.


(Make: stampa 3d)

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